copertina blog

Il multitasking è una trappola per le donne, e ancora di più per le mamme.

7 Maggio 2024

“Ce la faccio” è il mantra di tantissime donne, soprattutto delle mamme. E a farcela ce la fanno, ma a che prezzo? Oggi condividiamo con voi una riflessione della nostra psicologa Rossella, anche lei mamma, su questo tema: un tema davvero sentito e trasversale, che accomuna tutte le mamme che si incrociano a Pianoterra, a prescindere dalle provenienze e dai ruoli… Sei una mamma? Allora ce la fai!

 

Quando ero ragazzina, mia zia aveva appeso in camera un manifesto che ritraeva una donna, che era anche evidentemente una madre e che con 100 mani era intenta a svolgere contemporaneamente tante attività diverse. Aveva il viso provato e i capelli arruffati, il vestito sporco e sgualcito. Sotto c’era una frase: “ce la faccio”.

All’epoca la parola “multitasking” non esisteva o non era così diffusa, ma il suo contenuto era ben presente: le donne, e in particolare le madri, erano considerate capaci di fare mille cose contemporaneamente, lavorare, curare la casa, occuparsi della salute dei figli, della scuola, della spesa, dei propri genitori e, perché no, anche dei suoceri.

Non è cambiato nulla, anzi. Sebbene oggi spesso i padri sono più attenti e vicini alle esigenze familiari, molte cose restano, ahimè, appannaggio esclusivo delle madri. Mio marito è un alleato prezioso nella gestione della casa e del bambino, non fa il mammo ma il padre e – come tale – divide con me gioie e dolori, oneri e onori. O almeno così dovrebbe essere.

Quando ho iscritto mio figlio al nido mi hanno chiesto di aggiungere il mio numero alla mitologica “chat delle mamme”. Ho chiesto di aggiungere anche quello di mio marito e mi hanno guardato come fossi un’extraterrestre, tanto che mi sono sentita quasi in colpa. Sì, perché è così che ci si sente, in colpa, perché si ha sempre il timore che dietro il tuo voler coinvolgere il papà ci sia la voglia di tirarsi indietro, di fare meno e, in fondo in fondo, di non essere “una brava mamma”.

Quando al nido di mio figlio organizzano la festa del papà, bimbi e papà fanno merenda insieme. Quando organizzano la festa della mamma è invece prevista una gara di cucina. Le mamme possono, se vogliono (certo, come no!), preparare un dolce e alla fine saranno giudicate con tanto di targa per la più brava di tutte.

Ma perché?

Mi rendo conto che siamo cresciute in una società nella quale era scontato che fosse la mamma ad occuparsi di tutto. Mia madre era così. Mio padre non conosceva neppure i nomi dei miei professori ma non perché fosse assente, tutt’altro. Perché era scontato che ad occuparsi di me fosse mia mamma. E forse è stata anche mia madre a contribuire affinché nulla cambiasse.

Personalmente non ne posso più.

Ho un lavoro che amo e che mi impegna gran parte della giornata, un figlio che adoro e per il quale darei la vita. Quando sono rientrata a lavoro dopo la maternità è stato difficilissimo. Lasciarlo a casa con la babysitter mi ha spezzato il cuore ma, nello stesso tempo, quando ho chiuso la porta di casa (dopo 8 mesi di quasi totale simbiosi) ho tirato un sospiro di sollievo. Finalmente potevo tornare ad avere una vita “mia” e soltanto mia. Questi sentimenti ambivalenti me li sono gestiti abbastanza agevolmente: tutti quegli anni di analisi sono serviti a qualcosa! Penso però a chi questi strumenti non li ha e, magari, finisce per rinunciare al proprio lavoro per provare a mettere a tacere il proprio senso di inadeguatezza, o nemmeno riesce a dare un nome a quel gomitolo di sentimenti negativi e stanchezza perenne, e semplicemente “tira avanti”. E non è giusto!

Il carico mentale e il senso d’inadeguatezza che gravano sulle spalle delle donne è enorme: ti chiedono, in sostanza, di lavorare come se non avessi figli, di essere madre come se non lavorassi e moglie come se fossi disoccupata e senza figli. Se provi a trovare un equilibrio tra le cose diventi un’anomalia e da fuori sembra che tu non stia facendo bene niente. Finisce che, per sopravvivere, si eliminano dei pezzi, che sia il lavoro o un interesse che dava tanta gioia ma che non si ha più il tempo di seguire, si trascurano le amicizie, la cura di sé e a volte a saltare è la coppia stessa. Pezzi di vita che sono parti importanti che contribuiscono a definirci, a renderci ciò che siamo.

È importante lavorare verso società più inclusive e supportive, che riconoscano e sostengano il lavoro delle madri, offrendo servizi di assistenza all’infanzia accessibili, politiche lavorative flessibili, congedi parentali obbligatori e retribuiti a entrambi i genitori e una divisione più equa del lavoro domestico e delle responsabilità familiari. Questo non solo può migliorare il benessere delle madri, ma anche contribuire a promuovere l’uguaglianza di genere e il benessere familiare nel suo complesso. 

 

Segui sul nostro blog, a questo link, e sui nostri social le altre storie che racconteremo per la Festa della Mamma.

Puoi sostenere i nostri servizi a sostegno di mamme e bambini con una donazione o scegliendo di destinare a Pianoterra il tuo 5×1000!