Iscriversi a scuola non dovrebbe essere così difficile.

9 Settembre 2025

Settembre è il mese dei grembiuli stirati, degli zainetti nuovi e dei primi saluti davanti al portone o alla soglia dell’aula. Il percorso per arrivare pronti al primo giorno di scuola però, inizia molto prima, e per molte bambine e bambini è una vera corsa a ostacoli.

Che cosa succede quando, prima ancora di entrare in classe, le famiglie si trovano davanti a moduli complicati, piattaforme digitali che non funzionano e uffici che si rimpallano le responsabilità – magari alle prese con l’ennesima circolare o provvedimento che modifica procedure e requisiti? È un’esperienza comune a tantissimi genitori, lo sappiamo bene, e può avere un impatto rilevante sul percorso scolastico dei bambini e delle bambine più fragili e vulnerabili, soprattutto nelle fasce di età non sottoposte all’obbligo scolastico. In questi casi il rischio concreto è, molto semplicemente, che questi bambini e bambine a scuola non ci vadano proprio.

Negli scorsi mesi abbiamo accompagnato 24 famiglie in questa corsa a ostacoli. Solo 9 di loro avevano già lo SPID e sono riuscite a completare l’iscrizione senza problemi. Le altre? Senza SPID, a volte senza documenti in regola, senza computer o con piattaforme che si bloccavano di continuo, hanno rischiato di restare tagliate fuori ancora prima di cominciare.

C’è una storia, tra le tante, che racconta bene questo percorso. È quella di Amina e Karim, genitori di Adam, un bimbo di 2 anni che seguiamo dalla nascita. Il primo ostacolo da superare, nel loro caso, è stato quello linguistico, che aveva addirittura impedito loro di capire quale fosse il nido di riferimento del figlio in base alla loro residenza. Una volta supportati in questo primo passaggio, è iniziato l’incubo SPID. Amina e Karim, come molte persone tra quelle più in difficoltà, non lo hanno, e questo ha precluso loro la possibilità di effettuare l’iscrizione online. Hanno provato a recarsi direttamente alla scuola, dove però sono stati rimandati al Settore Gestione Attività Territoriali del loro Municipio, che a sua volta li ha rimandati alla scuola. Un rimbalzo estenuante, in uffici spesso non accoglienti nei confronti di chi ha difficoltà a esprimersi in italiano. A quel punto siamo dovuti intervenire direttamente, come spesso ci capita nelle attività di accompagnamento e ponte con i servizi territoriali: abbiamo parlato con la direttrice, facendo leva sul diritto di Adam a iscriversi al nido, come ogni altro bambino. All’inizio la direttrice si è mostrata titubante, temeva di assumersi una responsabilità che “non le spettava”. Dopo essersi confrontata con la nostra operatrice, ha però deciso di fare la sua parte: ha generato lei stessa il codice fiscale necessario e ha completato l’iscrizione per il piccolo.

Parlando di nido e di scuola dell’infanzia, però, la burocrazia è solo uno degli ostacoli da superare prima del primo giorno di scuola. Sono ancora in molti i genitori che vedono nel nido non un’opportunità educativa ma una scelta da fare solo se serve a conciliare lavoro e famiglia. Paradossalmente, questa convinzione finisce per escludere proprio i bambini e le bambine che ne avrebbero più bisogno: quelli che crescono in contesti più fragili, dove mancano reti di sostegno, spazi stimolanti, occasioni di apprendimento precoce. Come spiegare allora che il nido è molto di più? È uno spazio di crescita, di socialità, di apprendimento, una porta aperta sul futuro che dovrebbe essere accessibile a tutti, e ancor di più a chi parte da meno?

È una delle sfide che affrontiamo ogni giorno, cercando di smontare con pazienza uno dopo l’altro gli ostacoli che possono impedire ai bambini di arrivare pronti al loro primo giorno di scuola, già da piccolissimi. E le sfide non sempre riusciamo a vincerle. Quest’anno, nonostante i nostri sforzi nel supportare le famiglie al momento dell’iscrizione, davanti a quella soglia ci sono arrivati solo 4 bambini su 24. Una cifra che ci fa male, perché dietro ogni numero c’è una storia, un potenziale inespresso, un diritto negato.

Parlare di contrasto precoce alla povertà educativa significa anche questo: non solo garantire un banco a settembre, ma rimuovere le barriere che spuntano mesi prima, quando le famiglie cercano di iscrivere i propri figli e vengono respinte da un sistema troppo complesso. È lì che dobbiamo essere presenti. Ed è lì che continueremo a esserlo.