Ci sono esperienze che, quando riescono a mettere in dialogo competenze diverse, diventano un modello da condividere.
È da questo percorso che nasce il Protocollo Doris, sottoscritto dal Tribunale per i Minorenni di Napoli, ANCI Campania, Dedalus Cooperativa Sociale, Fondazione EOS, L’Orsa Maggiore Cooperativa Sociale e Pianoterra ETS. Un accordo che formalizza una collaborazione costruita negli anni tra autorità giudiziaria, servizi pubblici e Terzo Settore, con l’obiettivo di garantire una tutela sempre più efficace dei diritti di bambini e bambine appartenenti a famiglie con background migratorio.
Il Protocollo prende il nome dalla storia di Doris, una donna nigeriana che aveva visto sospesa la propria responsabilità genitoriale e che, grazie a un intervento tempestivo, coordinato e capace di leggere la complessità della sua storia, ha potuto ricostruire la propria vita, ritrovare l’autonomia e ricongiungersi ai propri figli. Una vicenda che dimostra come la tutela dell’infanzia possa coniugarsi con il sostegno alle competenze genitoriali quando gli interventi sono costruiti intorno alla persona e alla sua storia.
L’esperienza maturata nell’accompagnamento di numerose famiglie migranti, spesso segnate da migrazioni forzate, tratta, sfruttamento, violenza e gravi condizioni di vulnerabilità, ha evidenziato la necessità di un approccio capace di tenere insieme prospettive diverse. La tutela dei bambini e delle bambine richiede infatti di comprendere anche il contesto culturale, linguistico e migratorio in cui si sviluppano le relazioni familiari, evitando che differenze culturali, barriere linguistiche o gli effetti di esperienze traumatiche vengano interpretati come indicatori di inadeguatezza genitoriale.
Per questo il Protocollo introduce un modello di intervento multidisciplinare e transculturale fondato su percorsi integrati di presa in carico. Competenze giuridiche, sociali, educative, psicologiche e di mediazione linguistico-culturale vengono messe a sistema per costruire interventi condivisi, nei quali ogni professionalità contribuisce alla lettura della situazione e alla definizione del percorso più adeguato.
In questo modello la mediazione linguistico-culturale assume un ruolo centrale. Non è un semplice servizio di interpretariato, ma uno strumento di tutela che favorisce la comprensione reciproca tra famiglie e istituzioni, aiuta a leggere correttamente i diversi modelli di accudimento e contribuisce a prevenire stereotipi, incomprensioni e fenomeni di vittimizzazione secondaria.
L’obiettivo è garantire che la valutazione delle competenze genitoriali avvenga in modo equo, rispettoso della pluralità delle esperienze familiari e orientato, ogni volta che sia possibile, a sostenere il diritto di bambini e bambine a crescere all’interno della propria famiglia.
Per Pianoterra la firma di questo Protocollo rappresenta anche il riconoscimento di un metodo di lavoro che l’associazione porta avanti da anni. Costruire reti di collaborazione stabili tra istituzioni, servizi pubblici e organizzazioni del Terzo Settore non è un elemento accessorio degli interventi, ma una loro condizione essenziale. Le situazioni di maggiore vulnerabilità richiedono infatti competenze diverse, responsabilità condivise e strumenti comuni. Per questo Pianoterra investe nella costruzione di alleanze formalizzate e di protocolli di intesa capaci di rendere più efficaci gli interventi e più solida la tutela dei diritti. È questo, per noi, uno dei modi più concreti di interpretare il principio di sussidiarietà: un Terzo Settore che collabora con le istituzioni, mettendo a disposizione esperienza, prossimità e competenze per rafforzare il sistema pubblico e contribuire alla tenuta del tessuto sociale.
La firma del Protocollo rappresenta un punto di partenza. L’auspicio è che questa rete possa ampliarsi progressivamente, coinvolgendo sempre più istituzioni e organizzazioni specializzate, affinché questo modello diventi un patrimonio condiviso e contribuisca a costruire una tutela dell’infanzia sempre più competente, inclusiva e capace di valorizzare la ricchezza delle esperienze migratorie.

